Vini di Ischia: Biancolella, Forastera e Per’e Palummo

Vigneti terrazzati su pendio vulcanico a Ischia con il mare sullo sfondo

Prima ancora del sorso, c’è il naso. Un bianco di Ischia appena versato porta con sé qualcosa di salino, di pietra calda al sole, di fiore bianco e buccia d’agrume. Non è un’impressione vaga: è il terreno vulcanico che parla, quel misto di lapilli e tufo che le radici attraversano per decenni. I vini di Ischia nascono così, su pendii che nessun trattore potrà mai salire, e raccontano l’isola meglio di tante guide.

Qui non si fa enologia da cartolina. Si fa quella che gli addetti chiamano “viticoltura eroica”: vigne minuscole, terrazzate, a strapiombo sul mare. Eppure il risultato finisce in bottiglie che hanno fatto la storia del vino italiano. Perché Ischia, nel 1966, è stata la prima denominazione d’origine controllata della Campania e tra le primissime in assoluto in Italia.

In breve
Denominazione
Ischia DOC, riconosciuta nel 1966 (prima DOC della Campania)
Terreno
Vulcanico, ricco di minerali, tra lapilli e tufo
Coltivazione
Terrazzamenti a secco sui pendii, spesso del Monte Epomeo
Vitigni simbolo
Biancolella e Forastera (bianchi), Per’e Palummo (rosso)

I tre vitigni che raccontano i vini di Ischia

Se dovessi spiegare l’isola in tre calici, partirei da qui. Due bianchi e un rosso, tutti autoctoni, ciascuno con un carattere riconoscibile. La Biancolella è la più diffusa e cresce quasi solo qui: dà vini agili, profumati, con quella sapidità che fa subito venire voglia di un piatto di pesce. La Forastera è più nervosa, asciutta, tagliente; il suo stesso nome — “forestiera” — ricorda che arrivò da fuori e mise radici talmente bene da diventare di casa.

Poi c’è il rosso. Il Per’e Palummo, che altrove chiamano Piedirosso: in dialetto significa “piede di colombo”, per via del colore rossastro che assume il raspo, simile alla zampa del piccione. È un vino schietto, a tratti ruvido, con un fondo leggermente erbaceo e tannini gentili. Non cerca la potenza, cerca la bevibilità.

Vitigno Colore Profilo Abbinamento
Biancolella Bianco Fresco, sapido, fiori bianchi e agrumi Pesce alla griglia, frutti di mare
Forastera Bianco Asciutto, nervoso, minerale Antipasti di mare, fritture leggere
Per’e Palummo (Piedirosso) Rosso Fruttato, erbaceo, tannino morbido Coniglio all’ischitana, salumi, formaggi

Spesso questi vitigni non viaggiano da soli. L’Ischia Bianco DOC, per esempio, nasce dall’incontro tra Forastera e Biancolella, un equilibrio che cambia leggermente da cantina a cantina. È bello proprio per questo: due aziende diverse, stesso disciplinare, due bottiglie che non si somigliano.

Perché il terroir fa la differenza

Ti sei mai chiesto perché un bianco d’isola sappia così di “minerale”? La risposta è sotto i piedi. Il suolo di Ischia è nato dal fuoco, e le viti affondano in una terra che restituisce sali e tensione. Aggiungi l’esposizione al mare, la brezza che asciuga i grappoli, l’altitudine di certi vigneti sulle pendici dell’Monte Epomeo, e capisci da dove arriva la spina dorsale di questi vini.

C’è poi un dettaglio che colpisce chi visita le vigne per la prima volta. In alcuni terrazzamenti la vendemmia si fa con piccoli carrelli su una monorotaia che risale il pendio: un sistema ingegnoso per portare giù l’uva da pendenze dove altrimenti servirebbero solo gambe buone e tanta pazienza. È l’immagine perfetta di cosa significhi qui coltivare la vite.

Si dice che a Ischia il vino si “porti in spalla”. Non è del tutto una metafora: su molti filari l’unico mezzo di trasporto resta l’uomo.

Consiglio

Se ami i bianchi, prova la Biancolella giovane dell’annata: è quando freschezza e sapidità esprimono meglio l’isola. La Forastera, invece, ti sorprende su una frittura di paranza in riva al mare.

Le cantine dell’isola dove degustare i vini di Ischia

Comprare una bottiglia al supermercato è una cosa; berla guardando le vigne da cui arriva è tutta un’altra. Sull’isola resistono cantine storiche e una manciata di piccoli produttori artigiani che meritano la visita. Tra i nomi più noti c’è la Casa D’Ambra, attiva dal 1888 a Forio, che ha avuto il merito di custodire e rilanciare i vitigni autoctoni quando rischiavano di sparire. A Lacco Ameno c’è invece Cantine Tommasone, realtà di lunga tradizione familiare. Accanto a loro lavorano diverse aziende più piccole, spesso a conduzione familiare, che imbottigliano poche bottiglie l’anno.

Punti di forza

  • Vitigni autoctoni difficili da trovare altrove
  • Forte legame con il territorio vulcanico
  • Cantine visitabili, spesso con vista mare
  • Ottimo dialogo con la cucina di pesce locale

Da sapere

  • Produzioni piccole: certe etichette si trovano solo sull’isola
  • Le visite vanno quasi sempre prenotate
  • I vigneti più belli richiedono un po’ di cammino

Un suggerimento pratico: prima di salire fino a una cantina, telefona o scrivi. Gli orari cambiano con la stagione e molte aziende organizzano la degustazione solo su appuntamento. Conviene controllare i siti ufficiali dei produttori per giorni di apertura, visite guidate ed eventuali tour tra i filari.

Come abbinarli a tavola

Niente regole rigide, qui. Un bianco fresco con il pesce è quasi automatico, ma prova la Biancolella anche con la mozzarella di bufala o una parmigiana leggera. Il Per’e Palummo, servito appena fresco di cantina, regge benissimo il coniglio all’ischitana, piatto bandiera dell’isola, e accompagna salumi e formaggi senza prevaricare. È un rosso che invita al secondo bicchiere, non a riflettere troppo.

Attenzione

Diffida dei “vini di Ischia” generici venduti sfusi senza indicazione del produttore. Cerca la dicitura Ischia DOC in etichetta e, quando puoi, compra direttamente in cantina o da rivenditori locali affidabili.

Vale la pena cercarli?

Sì, e non solo per gli appassionati. Bere un calice di Forastera con i piedi quasi nell’acqua, o assaggiare un Per’e Palummo nella cantina dove è nato, è un modo di conoscere Ischia che nessuna spiaggia ti regala. Sono vini onesti, legati a una terra difficile, fatti da chi ha scelto di restare ad arrampicarsi sui terrazzamenti. Portarne a casa una bottiglia significa portarsi via un pezzo d’isola.

Quali sono i vitigni principali dei vini di Ischia?

I tre vitigni simbolo sono la Biancolella e la Forastera per i bianchi e il Per’e Palummo (Piedirosso) per il rosso. Sono autoctoni dell’isola e formano la base della denominazione Ischia DOC.

Cosa significa il nome Per’e Palummo?

In dialetto significa “piede di colombo”: il raspo dell’uva assume un colore rossastro che ricorda la zampa del piccione. È il nome locale del vitigno Piedirosso, da cui nasce il rosso più tipico dell’isola.

Da quando esiste la denominazione Ischia DOC?

La DOC Ischia è stata riconosciuta nel 1966: è stata la prima denominazione d’origine controllata della Campania e tra le primissime in Italia, in un periodo in cui nascevano altre DOC bianche storiche.

Si possono visitare le cantine di Ischia?

Sì. Diverse cantine, comprese alcune storiche a Forio e Lacco Ameno, accolgono i visitatori per degustazioni e tour tra i vigneti, quasi sempre su prenotazione. Conviene contattare i produttori in anticipo perché gli orari cambiano con la stagione.

Perché i vini di Ischia hanno un gusto così minerale?

Dipende dal terreno vulcanico dell’isola, ricco di minerali, e dall’influenza del mare e dell’altitudine dei vigneti terrazzati. Questo terroir dona ai bianchi sapidità e freschezza riconoscibili.

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